{"id":5235,"date":"2014-09-07T04:57:36","date_gmt":"2014-09-07T02:57:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.albacio.it\/?p=5235"},"modified":"2014-10-23T12:56:03","modified_gmt":"2014-10-23T10:56:03","slug":"a-proposito-di-kamut","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.albacio.it\/it\/a-proposito-di-kamut\/","title":{"rendered":"A Proposito Di Kamut"},"content":{"rendered":"<p><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qualche tempo \u00e8 in cima a tutte le classifiche: il pi\u00f9 chiacchierato, il pi\u00f9 venduto, il pi\u00f9 caro di tutti. Il Kamut\u00ae Fa parte della famiglia dei grani antichi, quelli che nel corso degli anni non hanno subito interventi di selezione da parte dell&#8217;uomo. Ma le cose da sapere sul Kamut sono davvero tante.<br \/>\nPartiamo col correggere un equivoco molto comune: Kamut\u00ae non \u00e8 il nome di un grano, bens\u00ec un marchio commerciale registrato (proprio come Barilla o Coca-Cola) di propriet\u00e0 della societ\u00e0 americana Kamut International, fondata nel 1990 da Bob Quinn.<br \/>\nIl cereale erroneamente conosciuto sotto questo nome \u00e8 una sottospecie del Triticum turgidum (grano duro), il triticum turgidum turanicum, un frumento tetraploide con buone propriet\u00e0 nutrizionali e caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto alla panificazione (i suoi semi sono molto resistenti alla cottura).\u00a0Una descrizione dettagliata di questo cereale comparve per la prima volta nella letteratura scientifica nel 1921 e sembra che la sua origine sia legata a una regione dell&#8217;Iran dove ancora oggi si coltiva e da cui prende il nome generico di grano orientale o grano Khorasan.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.albacio.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/Ancient_Khorasan_highlighted.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5236 aligncenter\" alt=\"Ancient_Khorasan_highlighted\" src=\"http:\/\/www.albacio.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/Ancient_Khorasan_highlighted-300x257.jpg\" width=\"300\" height=\"257\" srcset=\"https:\/\/www.albacio.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/Ancient_Khorasan_highlighted-300x257.jpg 300w, https:\/\/www.albacio.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/Ancient_Khorasan_highlighted.jpg 373w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nTutta la produzione del Khorasan venduto sotto il marchio Kamut\u00ae \u00e8 interamente controllata dalla International Kamut\u00ae: il frumento viene coltivato negli stati americani del Montana (Stati Uniti), dell&#8217;Alberta e del Saskatchewan (Canada) da dove viene poi esportato in vari paesi del mondo, importato e macinato solo da aziende e mulini autorizzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti i prodotti che portano questo marchio sono, ovviamente, venduti sotto specifica licenza rilasciata dalla Kamut International.<br \/>\nUna raffinata operazione di marketing quella che ha indotto i consumatori ad associare il nome Kamut al grano Khorasan e a ricercare prodotti di Kamut\u00ae piuttosto che prodotti di grano Khorasan o grano orientale, che dir si voglia. In pratica, oggi in Italia qualsiasi agricoltore pu\u00f2 coltivare grano orientale, ma non pu\u00f2, per ovvie ragioni, chiamarlo Kamut\u00ae. Accade cos\u00ec che il consumatore accorto acquisti al supermercato confezioni di farina di grano orientale prodotta a due passi da casa, mentre chi \u00e8 ignaro di questi argomenti compra la stessa farina, ma \u201cfirmata\u201d Kamut\u00ae, a un prezzo decisamente pi\u00f9 alto nei negozi di biologico. Quel pacco di farina comprata al negozio biologico \u00e8 sullo stesso scaffale di altri cibi provenienti dal circuito equo-solidale, ecosostenibili e a Km 0: per arrivare l\u00ec la farina di Kamut\u00ae ha per\u00f2 attraversato l&#8217;oceano!<\/p>\n<p><span style=\"text-align: justify;\">Si potrebbe obiettare che anche altri prodotti biologici ed ecosostenibili reperibili in questi negozi arrivano da oltremare, basti pensare al caff\u00e8 o al cacao. \u00c8 pur vero per\u00f2 che questi prodotti, a causa di specifiche condizioni ambientali, non possono essere coltivati in Italia.\u00a0<\/span><span style=\"text-align: justify;\">Il fortunato monopolio della Kamut International ha fatto leva, in passato, sulla leggenda delle origini egiziane di questo cereale. Si racconta che un pilota americano, subito dopo la seconda guerra mondiale, ritrov\u00f2 una manciata di semi in un&#8217;antica tomba egizia. Approdati nel Montana, i semi vennero piantati da un agricoltore e, miracolosamente, attecchirono. Anni dopo, la preziosa semente arriv\u00f2 nelle mani della famiglia Quinn che ne fece una coltivazione fruttuosa. Bob Quinn decise di rendere quel fortunato cereale riconoscibile associandolo a un nome egizio. Fu cos\u00ec che nel\u00a01990, dopo avere consultato un dizionario di geroglifici egizi, Quinn registr\u00f2 il nome Kamut.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa suggestiva leggenda \u00e8 quasi sicuramente un&#8217;invenzione. Oggi sappiamo che il Khorasan \u00e8 originario della fascia compresa tra l&#8217;Anatolia e l&#8217;Altopiano iranico. Da l\u00ec poi si diffuse in tutto il Mediterraneo orientale dove \u00e8 sopravvissuto grazie alla produzione di piccole aziende. D&#8217;altro canto, la germinabilit\u00e0 del frumento decade dopo qualche decennio ed \u00e8 pertanto improbabile che dei semi possano attecchire dopo millenni, come la leggenda vorrebbe far credere. Pur non di meno, questa fantasiosa invenzione serv\u00ec all&#8217;inizio per stimolare l&#8217;interesse verso qualcosa di antico, puro e\u00a0incontaminato. Oggi la Kamut International prende le distanze da questa storia e giustifica l&#8217;utilizzo del marchio con la necessit\u00e0 di fornire maggiori garanzie ai consumatori: i loro prodotti contengono l&#8217;antica e pura variet\u00e0 di grano Khorasan, coltivato secondo i metodi dell&#8217;agricoltura biologica e con standard di alta qualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occupiamoci infine degli aspetti che riguardano l&#8217;utilizzo di questo cereale nella dieta. Confrontando i valori nutrizionali del Khorasan con quelli del grano duro, saltano all&#8217;occhio alcune differenze. Il grano Khorasan possiede, rispetto al grano duro, un pi\u00f9 alto contenuto di proteine e grassi, nonch\u00e9\u00a0una pi\u00f9 bassa percentuale di carboidrati. Attenti per\u00f2 a non cadere nell&#8217;errore di credere che una minore quantit\u00e0 di carboidrati renda gli alimenti a base di Khorasan meno energetici. \u00c8 vero anzi che l&#8217;aumentata percentuale di grassi provoca un aumento totale delle calorie. Proprio per questo motivo il consumo di questo tipo di frumento \u00e8 consigliato per le persone che praticano sport o hanno una vita particolarmente attiva. Anche gli indici glicemici sono diversi: quello del grano tradizionale si attesta intorno agli 85 punti, quello del Khorasan intorno ai 45. Ci\u00f2 rende questo cereale particolarmente adatto alle diete ipoglicemiche. Notevole, rispetto al grano duro, \u00e8 anche l&#8217;apporto di vitamina E, selenio, zinco e magnesio. Di contro per\u00f2 il Khorasan contiene, rispetto al normale frumento, una percentuale davvero esigua di fibre e, soprattutto, una maggiore percentuale di gliadine (proteine del glutine), cosa che lo rende assolutamente inadatto ai celiaci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nDa \u201cIl Giornale del Cibo\u201d<\/p>\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da qualche tempo \u00e8 in cima a tutte le classifiche: il pi\u00f9 chiacchierato, il pi\u00f9 venduto, il pi\u00f9 caro di tutti. Il Kamut\u00ae Fa parte della famiglia dei grani antichi, quelli che nel corso degli anni non hanno subito interventi di selezione da parte dell&#8217;uomo. Ma le cose da sapere sul Kamut sono davvero tante. Partiamo col correggere un equivoco molto comune: Kamut\u00ae non \u00e8 il nome di un grano, bens\u00ec un marchio commerciale registrato (proprio come Barilla o Coca-Cola) di propriet\u00e0 della societ\u00e0 americana Kamut International, fondata nel 1990 da Bob Quinn. Il cereale erroneamente conosciuto sotto questo nome \u00e8 una sottospecie del Triticum turgidum (grano duro), il triticum turgidum turanicum, un frumento tetraploide con buone propriet\u00e0 nutrizionali e caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto alla panificazione (i suoi semi sono molto resistenti alla cottura).\u00a0Una descrizione dettagliata di questo cereale comparve per la prima volta nella letteratura scientifica nel 1921 e sembra che la sua origine sia legata a una regione dell&#8217;Iran dove ancora oggi si coltiva e da cui prende il nome generico di grano orientale o grano Khorasan. Tutta la produzione del Khorasan venduto sotto il marchio Kamut\u00ae \u00e8 interamente controllata dalla International Kamut\u00ae: il frumento viene coltivato negli stati americani del Montana (Stati Uniti), dell&#8217;Alberta e del Saskatchewan (Canada) da dove viene poi esportato in vari paesi del mondo, importato e macinato solo da aziende e mulini autorizzati. Tutti i prodotti che portano questo marchio sono, ovviamente, venduti sotto specifica licenza rilasciata dalla Kamut International. Una raffinata operazione di marketing quella che ha indotto i consumatori ad associare il nome Kamut al grano Khorasan e a ricercare prodotti di Kamut\u00ae piuttosto che prodotti di grano Khorasan o grano orientale, che dir si voglia. In pratica, oggi in Italia qualsiasi agricoltore pu\u00f2 coltivare grano orientale, ma non pu\u00f2, per ovvie ragioni, chiamarlo Kamut\u00ae. Accade cos\u00ec che il consumatore accorto acquisti al supermercato confezioni di farina di grano orientale prodotta a due passi da casa, mentre chi \u00e8 ignaro di questi argomenti compra la stessa farina, ma \u201cfirmata\u201d Kamut\u00ae, a un prezzo decisamente pi\u00f9 alto nei negozi di biologico. Quel pacco di farina comprata al negozio biologico \u00e8 sullo stesso scaffale di altri cibi provenienti dal circuito equo-solidale, ecosostenibili e a Km 0: per arrivare l\u00ec la farina di Kamut\u00ae ha per\u00f2 attraversato l&#8217;oceano! Si potrebbe obiettare che anche altri prodotti biologici ed ecosostenibili reperibili in questi negozi arrivano da oltremare, basti pensare al caff\u00e8 o al cacao. \u00c8 pur vero per\u00f2 che questi prodotti, a causa di specifiche condizioni ambientali, non possono essere coltivati in Italia.\u00a0Il fortunato monopolio della Kamut International ha fatto leva, in passato, sulla leggenda delle origini egiziane di questo cereale. Si racconta che un pilota americano, subito dopo la seconda guerra mondiale, ritrov\u00f2 una manciata di semi in un&#8217;antica tomba egizia. Approdati nel Montana, i semi vennero piantati da un agricoltore e, miracolosamente, attecchirono. Anni dopo, la preziosa semente arriv\u00f2 nelle mani della famiglia Quinn che ne fece una coltivazione fruttuosa. Bob Quinn decise di rendere quel fortunato cereale riconoscibile associandolo a un nome egizio. Fu cos\u00ec che nel\u00a01990, dopo avere consultato un dizionario di geroglifici egizi, Quinn registr\u00f2 il nome Kamut.\u00a0 Questa suggestiva leggenda \u00e8 quasi sicuramente un&#8217;invenzione. Oggi sappiamo che il Khorasan \u00e8 originario della fascia compresa tra l&#8217;Anatolia e l&#8217;Altopiano iranico. Da l\u00ec poi si diffuse in tutto il Mediterraneo orientale dove \u00e8 sopravvissuto grazie alla produzione di piccole aziende. D&#8217;altro canto, la germinabilit\u00e0 del frumento decade dopo qualche decennio ed \u00e8 pertanto improbabile che dei semi possano attecchire dopo millenni, come la leggenda vorrebbe far credere. Pur non di meno, questa fantasiosa invenzione serv\u00ec all&#8217;inizio per stimolare l&#8217;interesse verso qualcosa di antico, puro e\u00a0incontaminato. Oggi la Kamut International prende le distanze da questa storia e giustifica l&#8217;utilizzo del marchio con la necessit\u00e0 di fornire maggiori garanzie ai consumatori: i loro prodotti contengono l&#8217;antica e pura variet\u00e0 di grano Khorasan, coltivato secondo i metodi dell&#8217;agricoltura biologica e con standard di alta qualit\u00e0. Occupiamoci infine degli aspetti che riguardano l&#8217;utilizzo di questo cereale nella dieta. Confrontando i valori nutrizionali del Khorasan con quelli del grano duro, saltano all&#8217;occhio alcune differenze. Il grano Khorasan possiede, rispetto al grano duro, un pi\u00f9 alto contenuto di proteine e grassi, nonch\u00e9\u00a0una pi\u00f9 bassa percentuale di carboidrati. Attenti per\u00f2 a non cadere nell&#8217;errore di credere che una minore quantit\u00e0 di carboidrati renda gli alimenti a base di Khorasan meno energetici. \u00c8 vero anzi che l&#8217;aumentata percentuale di grassi provoca un aumento totale delle calorie. Proprio per questo motivo il consumo di questo tipo di frumento \u00e8 consigliato per le persone che praticano sport o hanno una vita particolarmente attiva. Anche gli indici glicemici sono diversi: quello del grano tradizionale si attesta intorno agli 85 punti, quello del Khorasan intorno ai 45. Ci\u00f2 rende questo cereale particolarmente adatto alle diete ipoglicemiche. Notevole, rispetto al grano duro, \u00e8 anche l&#8217;apporto di vitamina E, selenio, zinco e magnesio. Di contro per\u00f2 il Khorasan contiene, rispetto al normale frumento, una percentuale davvero esigua di fibre e, soprattutto, una maggiore percentuale di gliadine (proteine del glutine), cosa che lo rende assolutamente inadatto ai celiaci. 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